ARCHIVIO Vi.Vo. E LA VOCE DI CATERINA BUENO,

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GIOVEDI' 6 AGOSTO ore 1,30

Il progetto Archivio Vi.Vo., finanziato dalla Regione Toscana, mira a creare un’infrastruttura di ricerca che permetta di offrire, al con- tempo, un modello di tratta- mento e di descrizione di un archivio orale.
Archivio Vi.Vo. ha come obiettivo quello di rida- re voce agli archivi toscani mediante la descrizione, l’analisi, la fruizione di oggetti digitali, che in origine erano nastri, bobine e cassette contenenti parlato e cantato toscano. Il progetto di ricerca, nella sua fase pilota, sempre attraverso il finanziamento della Regione Toscana ed il coinvolgimento di Università degli Studi di Siena, Istituto di Linguistica Computazionale di Pisa (CNR), Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, Unione dei Comuni Montani del Casentino, prevede la trattazione della docu- mentazione sonora prodotta da Caterina Bueno (1943-2007), artista ed etnomusicologa toscana.
L’archivio di Caterina Bueno, in origine localizzato presso due differenti possessori, è stato interamente digitalizzato. Esso è costituito da materiali legati alla ricerca sul campo e da documentazione relativa alla produzione musicale (prove, concerti) ed è strettamente legato alla documentazione “cartacea” prodotta e posseduta dalla stessa artista.
Figura di spicco della seconda metà del Novecento, Caterina Bueno si è caratterizzata per la sua attività di ricerca che l’ha portata a raccogliere e a registrare centinaia di canti popolari toscani. Munita di chitarra e di un registratore intervistava i suoi cantori, eredi di un tempo perduto, nelle osterie, nelle aie di remoti paesini, nei luoghi di lavoro.
Frequentò anche il Casentino dove ebbe alcuni dei suoi “informatori” come la “Caciana” di Stia.
Le ingiustizie sociali, la fatica, la lotta, la povertà, la condizione delle donne, ma anche le ninna nanne e le filastrocche della tradizione popolare divennero gli ambiti privilegiati della sua produzione artistica.
Caterina si mise al servizio di quel patrimonio poeti- co e politico, recuperandolo e reinterpretandolo con impegno
civile e divenendo così la voce delle classi deboli.

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